Progetti di accoglienza

 

L’Associazione Salam, nasce con lo scopo di svolgere attività nella cooperazione internazionale e nello specifico nei campi profughi nel deserto del Sahara. Allo stesso tempo in Italia l’Associazione ha svolto attività continuativa in favore dell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale durante l’Emergenza Nord Africa ed a seguire in tutti i progetti destinati all’accoglienza. Nello specifico SALAM gestisce lo SPRAR più grande e il primo della Provincia di Taranto, nella graduatoria del Ministero dell’Interno per punteggi di valutazione di merito. Si ricorda la sua attenzione alle tematiche lavorative a favore dei migranti con la partecipazione al Progetto RELAR II in Puglia ed al cheap jerseys Progetto LIFT in Lazio. Entrambi i progetti, gestiti in qualità di Agenzia di Intermediazione registrata presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sono stati svolti mirando alla realizzazione di tirocini formativi che scaturiscano in soluzioni occupazionali più solide. Questo ci pone nella condizione di avere la dovuta esperienza per poter intercettare fonti di finanziamento idonee a tale settore e gestire al meglio l’accoglienza dei migranti in arrivo sul nostro territorio. Inoltre l’Associazione Salam, sempre nel segno della valorizzazione lavorativa del migrante, ha attivato in Taranto il Progetto “Quell’angolo di mondo“, grazie alla vincita delle Azioni 1 e 3 del Bando Piccoli Sussidi Puglia 2013, ha creato un sistema di percorsi turistici multilingua grazie al prezioso contributo dei migranti e all’avvallo del Ministero dei Beni Culturali e a quello della Marina Militare. Tale Progetto è un esempio di ciò che l’Associazione realizza e vorrebbe realizzare per l’affiancamento ai percorsi di integrazione. In generale SALAM lavora nell’ambito dell’accoglienza integrata dei richiedenti asilo sulla Provincia di Taranto e ha aperto un “Centro Interculturale  Nelson Mandela” con fondi della Regione Puglia e del Comune di Taranto in cui offre servizi che vanno dal banco alimentare, al disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno, all’accoglienza alloggiativa e inserimento lavorativo dei richiedenti protezione internazionale e immigrati della provincia, nonché momenti di incontro e confronto tra le culture e i popoli. Questa capacità di gestione di progetti destinati ai migranti e l’esperienza acquista nel corso degli anni, ci permette di proporre un progetto che non miri solo alla mera accoglienza materiale dei migranti, ma che punti all’integrazione del migrante e alla conoscenza dello stesso Caposaldo dell’accoglienza così come viene intesa dalla nostra associazione, è l’AUTONOMIA, convinti che i migranti debbano vedere l’accoglienza iniziale presso i centri ministeriali come un passaggio finalizzato all’ottenimento della regolarità sul territorio e non come una soluzione d’arresto e la panacea ai loro mali

 

 

Taranto dal 4 ottobre 2012 inizio stage formativo:

Salam è lieta di comunicare a tutti che dal 4 ottobre saranno presenti in struttura 5 alievi dell’IIP di Taranto. I tirocinanti si occuperanno di valorizzazione turisitica della Città Vecchia di Taranto, valorizzando sopratutto i caratteri interculturali presenti nell’isola che rimandano a un passato in cui gli immigrati erano integrati in piena regola nel tessuto sociale e urbano.  Ben venuti tirocinanti!

momento della Sahara Marathon

Dal 22 Luglio al 30 Settembre missione di monitoraggio ai campi:

Cari amici e amiche che seguite i lavori dell’Associazione Salam. Dal 22 Luglio il Prsidente sarà in visita ai campi per monitorare i progetti attivi e comprendere le nuove necessità dei Saharawi. Vi comunicheremo mano mano le idee che ci verranno presentate. Intanto vi invitiamo acontinuare a sostenerci nelle nostre attività.

Grazie a tutt*

Dal 16 Maggio 2010 è attivo il Progetto Comunichiamoci:

Il progetto ha la finalità di offrire giornate di interscambio tra ragazzi e ragazze di diverse provenienze geografiche e culturali. Fondamentale è lo scambio di informazioni che viene svolto utilizzando diversi livelli di comunicazione.

Dal 01 Novembre 2010 è attivo il Progetto Bosco:

Obiettivi dell’iniziativa:

Il contesto di Castelchiodato si presenta ricco di possibilità di sviluppo su tutti i settori, specialmente all’interno dell’ambito di recupero e costruì<ione di aree d’aggregazione sociale. Lo splendido spazio boschivo che ci circonda fornisce al paese la possibilità di sviluppare attività sportive all’aria aperta così da rivalutare il contatto tra benessere fisico e ambiente circostante. A tal proposito vorremmo realizzare u iniziativa che punti a valorizzare la nostra area come possibile centro per lo sviluppo delle attività svolte a valorizzare le aree come luoghi d’incontro e luoghi di interesse culturale. Questa iniziativa ha come finalità quella di portare verso una maggiore coscienza da parte di tutta la popolazione dell’importanza della salvaguardia dei nostri boschi. Questa necessità nasce dai continui sopraluoghi da noi effettuati  all’interno del bosco, dove vengono sempre abbandonati materiali di scarico e ingombranti. Una maggiore collaborazione tra la popolazione e la Pro Loco porterebbe a una maggiore sorveglianza dei boschi e alla creazione di gruppi di lavoro che gestirebbero le aree da noi censite, inoltre questo darebbe la possibilità a dei giovani ragazzi di avere un piccolo guadagno derivante dal lavoro svolto per la salvaguardia del bosco: Il nostro obbiettivo è quindi quello di recuperare la coesione sociale tramite la rivalutazione dell’identità territoriale e creare spazi in cui i nostri giovani possono passare il tempo in modo sano , coltivando dei valori che li uniscano alla popolazione anziana che da sempre è attiva verso la salvaguardia del territorio. Nello specifico abbiamo individuato all’interno del bosco di Castelchiodato un’area da destinare a tale attività. All’interno di questi spazi verrebbero installati dei cestini di piccole dimensioni, che accompagnano ai margini i percorsi naturalistici all’interno del bosco. Proprio per un maggiore rispetto della flora e della fauna non vorranno apposte modifiche che sconvolgano il paesaggio, ma solo il mantenimento dei percorsi già esistenti (stradine in terra battuta che da sempre sono meta di anziani e di giovani che  vogliono un maggiore contatto con il verde). Inoltre vorremmo che , proprio il rapporto più stretto che si verrebbe a creare con l’ambiente, apra un discorso di salvaguardia e di rispetto civico/ambientale.

 

 

 

 

 

Il Sahara Occidentale è l’ultimo paese africano a non aver ancora ottenuto l’indipendenza formale e sostanziale. Lo status internazionale del Sahara Occidentale, per l’ONU, è quello di un territorio da decolonizzare, incluso nella lista dei territori “non autonomi ”. Il Marocco rappresenta un paese che occupa illegalmente il Sahara.

Origini di questo popolo
Prima della colonizzazione spagnola i Saharawi sono un popolo nomade, suddiviso in numerose tribù che in momenti di emergenza e necessità ritrovano l’unità e la coscienza di
appartenere ad uno stesso insieme, con una origine comune. La gran maggioranza della popolazione saharawi è il risultato di una una simbiosi tra il popolo berbero e quello arabo.
Condividono la stessa lingua, l’hassanya, la stessa religione, l’Islam. I nomadi del Sahara Occidentale sono monogami e valorizzano molto la figura femminile, responsabile della
gestione dei campi e dell’educazione dei figli. Il culto per la libertà e il forte spirito di solidarietà, sono i tratti più importanti del carattere dei nomadi saharawi, i quali per la loro libertà si sono sempre dimostrati pronti a grandi sacrifici.

Storia
La colonizzazione spagnola iniziò nel 1884-1885, anno della conferenza di Berlino in cui gli stati europei si spartirono a tavolino il continente africano. Fu creato il Sahara Spagnolo. Fu solo verso la fine degli anni cinquanta, quando furono scoperti i giacimenti di fosfato nella città di Bu Craa, che la Spagna si interessò al Sahara Occidentale.
Nel 1965 le Nazioni Unite formularono il primo invito alla Spagna ad iniziare il processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale (risoluzione 2072XX) che fu seguito fino al 1973 da altre sei risoluzioni, che oltre a richiedere la liberazione della regione, invitava la Spagna ad organizzare un referendum sotto la tutela delle Nazioni Unite per dare la possibilità alla popolazione di esprimere liberamente il loro diritto all’autodeterminazione.
Nel 1974 la Spagna si decise ad organizzare un processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale e un referendum di autodeterminazione, sotto l’egida dell’ONU, con il quale la popolazione  saharawi  avrebbe  deciso  il  suo  futuro.  Contemporaneamente  a  questa dichiarazione spagnola, il  Marocco (re Hassan II) fece sapere che non avrebbe mai permesso un referendum ed invaso il Sahara Occidentale. Nel frattempo anche la Mauritania iniziò a rivendicare dei diritti storici sul Sahara Occidentale.
La Spagna abbandonò il popolo saharawi al suo destino, firmando il 14 novembre 1975, gli accordi tripartito di Madrid tra Spagna, Marocco e Mauritania. Questo accordo sancirà il disimpegno della Spagna e la spartizione del Sahara Occidentale, (la parte meridionale andava al Marocco e la parte settentrionale alla Mauritania).  Con l’occupazione militare marocchina, iniziò la guerra. Cominciò l’esodo di buona parte del popolo saharawi che si rifugerà nel deserto algerino in prossimità di Tindouf, dove ancora oggi vive.
Ora, il popolo saharawi si trova diviso: una parte vive nel territorio occupato dai marocchini (ad ovest del muro),  l’altra in esilio, sopratutto nei campi profughi algerini. Nel territorio liberato dal Fronte Polisario (ad est del muro), non vive nessuno a parte qualche nomade.
Il 28 febbraio1976 è proclamata, insieme al Consiglio nazionale sahariano la nascita della RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica), uno Stato libero, indipendente, sovrano, organizzato secondo un sistema nazionale democratico arabo, d’orientamento Unionista, progressista  e  di  religione  islamica.  Le  Nazioni  Unite  riconobbero  la  RASD  come rappresentante del popolo del Sahara Occidentale.
Nel frattempo la Mauritania procedeva il 25 agosto del 1979 ad un accordo di pace con il Fonte Polisario  in base al quale la Mauritania si ritirava dalle zone occupate.
Dopo anni di guerra, nel 1990 vengono firmati gli accordi di pace con la mediazione delle Nazioni Unite. Il piano prevedeva il cessate il fuoco, il dispiegamento di forze ONU ma soprattutto un referendum di autodeterminazione (indipendenza o integrazione al Marocco).
Nel 2003 un secondo piano, che prevede cinque anni di autonomia seguiti da un referendum di autodeterminazione, viene accettato dal Polisario e respinto dal Marocco.
L’ultima riunione del CDS dell’ONU ha prodotto solo un ulteriore rinvio per cercare di uscire da quello che Kofi Annan ha definito un “vicolo cieco”.

La vita nei territori occupati dal Marocco
Con l’invasione del 1976 e l’ingresso delle truppe nel territorio il monarca marocchino diede avvio al processo di denaturazione dell’identità saharawi, segnato da innumerevoli violenze e sistematiche violazioni dei diritti umani e da una campagna di denigrazione del Fronte Polisario. Mentre si cercava di eliminare ogni segno identitario saharawi, si perseguiva una politica di popolamento della colonia, in modo da dare una diversa configurazione alla popolazione del Sahara Occidentale: quella di una popolazione fedele al proprio re. I coloni marocchini vennero reclutati grazie a un incentivo economico e alla prospettiva del recupero delle terre. Nei territori occupati la polizia militare ha dato vita ad un vero e proprio regime di terrore. Una delle più grandi violazioni che avvengono nel Sahara Occidentale è, infatti, la scomparsa,  il  rapimento  di  saharawi  in  generale.  Tristemente  famosi  sono,  infatti,  i desaparecidos. Oggi si contano ancora 800 civili saharawi scomparsi.
L’ultimo rapporto della delegazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i Diritti Umani, che si è recata in maggio 2006 nei territori occupati del Sahara occidentale e nei campi   profughi di Tindouf, menziona le “testimonianze di attivisti saharawi incontrati dalla delegazione ” a El Aaiun che hanno denunciato “torture” e  “maltrattamenti” inflitti dalla polizia  e  dalle  forze  ausiliari  marocchine  ai  manifestati  saharawi  che  rivendicano l’indipendenza del Sahara Occidentale.

I campi di Tindouf
Sono circa 200.000 i Saharawi che sotto i bombardamenti marocchini scelsero la via della fuga verso il territorio algerino, nella zona più ad ovest, nei pressi di Tindouf, su un altopiano desertico ricoperto di sassi e sabbia, a circa 500 metri d’altitudine.
I campi sono strutturati in 4 province (Wilayas), 25 comuni (Dairas) e 3 scuole residenziali.
La tendopoli più distante è situata a circa 160 km dal centro dei campi e le altre sono raggiungibili in un raggio di 30-60 km. Le wilaya e le daira hanno nomi di città e località del
Sahara Occidentale, occupate dalle truppe marocchine, per porre l’accento sullo stretto legame con la propria terra d’origine.

Tifariti e il territorio liberato
Tifariti dista 320 km da Rabuni, tutti in pista; si percorrono in 7 ore con una jeep ed un autista esperto. E’ un paesaggio estremamente arido, con solo dei radi cespugli un po’ addensati negli avvallamenti; è un territorio scarsamente popolato da saharawi nomadi, con piccole mandrie di dromedari e capre.
Tifariti oggi è spopolata, ma ha avuto una storia travagliata: occupata dal 77 al 79 dal Marocco,  viene successivamente liberata; il 1991 è l’anno dell’armistizio, gli incontri durano
parecchio tempo, ma tre giorni prima della firma della tregua Tifariti viene invasa e distrutta; l’esercito marocchino bombarda l’ospedale appena costruito e la scuola, dove la popolazione nomade e seminomade mandava a studiare i figli; i morti sono centinaia; tutte le case e gli accampamenti sono distrutti. Questo attacco costa però caro al Marocco, che perde 2 aerei.
Il muro dista da Tifariti circa 100 km; è presente una postazione di osservatori internazionali inviati dall’ONU (MINURSO), che controlla il territorio al di qua e al di la del muro, con aerei ed elicotteri. Parte del territorio è ancora minato, e l’esercito è impegnato nello sminamento.
A 30 km sono presenti dei graffiti rupestri conosciuti da pochi anni, che hanno obbligato gli archeologi a riscrivere la storia del Sahara. Parte dei graffiti sono stati trafugati, e sono
scomparsi.

Futuro
C’è un disincanto fra i Saharawi : tanti ritardi e lentezze dell’ONU hanno portato molte persone a perdere fiducia nelle Nazioni Unite.  La situazione attuale è una situazione di stallo ed il referendum sembra essere lontano.
Questa realtà è senza dubbio dovuta ad una ferma quanto forte mancanza di volontà da parte del Marocco, confortato da alcuni Paesi che non vogliono la pace e ostacolano il
rispetto del diritto internazionale. Tra questi c’è la Francia che continua a fare pressione politica  su  organismi  internazionali  come  UNHCR  o  il  PAM  (Programma  Alimentare
Mondiale) per diminuire le razioni di cibo da distribuire tra i Saharawi nei campi profughi.
La fuoriuscita mediatica delle sistematiche violenze nei territori occupati, la resistenza pacifica che le sue vittime continuano a sostenere e la capillare attività di sensibilizzazione
alla causa saharawi, portata avanti dal Polisario, sembrano costituire, oggi, l’unica effettiva possibilità del riavvio del percorso di pace, che le Nazioni Unite, in questi 30 anni, non sono state in grado di gestire, schiacciate dalla posizione filo-marocchina della Francia e da interessi bellici ed economici internazionali.
La vostra presenza pùo aiutare questo popolo che si sta organizzando e che può davvero essere supportato per uscire dai campi profughi, per liberarsi.

 

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